Lo spettacolo è la puntura di scorpione che fa danzare.
La danza non si arresta all'uscita del teatro.
La linfa del veleno viaggia all'interno, penetra nel metabolismo psichico,
mentale, intellettuale, si trasforma in memoria.
EUGENIO BARBA
Un teatro che sceglie il presente come materia viva.
Una scena che coltiva attenzione e cura.
Un terreno fertile in cui le idee attecchiscono e continuano a fiorire.
I nostri lavori nascono da una presa di posizione sul presente: un modo di stare nella scena che coniuga ascolto, precisione, rischio.
Corpi e voci cercano una presenza essenziale. Le storie aprono varchi, spostano lo sguardo, lasciano lavorare le domande. Storia e memoria diventano materia viva: si intrecciano con l’oggi, con le sue fratture, con le sue reti di comunicazione, persuasione e controllo.
In Sciabbadai, Ardotal’oss e Siamo qua in cerca il teatro prova a essere un luogo di responsabilità: verso la parola pronunciata, verso chi assiste, verso il tempo in cui accade. Non un monumento, ma un terreno fertile: perché le idee attecchiscano, e continuino a fiorire oltre la scena.
